L’ACCADEMIA EUROPEA DELLE ARTI a.s.s.l. COMITATO NAZIONALE ITALIANO
con sede a Treviso – Italia, promuove la sesta mostra d’arte dal titolo:



“SINERGIE DELL’ARTE EUROPEA”

Dal 23 maggio al 7 giugno 2015



Mostra 2015 Santa Caterina


SINERGIE DELL’ARTE EUROPEA


La manifestazione di quest'anno vuol ricordare il cinquantenario dell'Accademia Europea delle Arti. Associazione fondata a Parigi nel 1965 dal giornalista Maurice Gibert di Parigi e Manuela Barrio di Spagna. C’è sempre stata una forte volontà di trovarci fra artisti europei. Conoscerci, trovarci insieme con un linguaggio comune, un linguaggio che ognuno di noi interpreta e comprende. Niente cambia e tutto cambia nell'arte. È come un fluire di pensieri, di sensibilitá dove la tecnologia trova una parte che può portare l'artista a mediare la sua arte con nuovi percorsi. "Sinergie dell'Arte Europea", una unione di forze che vogliono essere sempre più attente all'arte comunque ancorata saldamente ai valori umani: arte intesa come espressione dell'evoluzione del pensiero e dell'anima di ogni artista. Lavorare insieme per approfondire e scambiare esperienze e ottenere risultati sempre più importanti nel campo artistico.
Nella Sede prestigiosa del Museo di Santa Caterina, dove per la terza volta gli artisti europei si trovano ad esporre le opere, verrà celebrato l'omaggio al pittore e poeta Silvio Bottegal che con la sua pittura ha illustrato la città di Treviso e ha fatto parte in modo significativo del tessuto cittadino con i pittori della città. Il concorso di poesia "Pace alla vita, suoni e voci dal Sile" con l'Accademia Europea delle Arti e il Circolo Amissi de la Poesia "El SIL" di Treviso ha visto la presenza di poeti provenienti da vari paesi europei. Un incontro che unisce e matura la capacità di noi artisti, scultori, pittori e poeti di essere un grande popolo. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono impegnati per la realizzazione di questa Mostra di Pittura e Scultura dando la loro disponibilità.


La presidente
Prof Bruna Brazzalotto



OMAGGIO AL PITTORE SILVIO BOTTEGAL
(Schio (VI) 21.1.1895-Cavarzano (BL) 1968)


UN ARTISTA CHE VIVE in compagnia della natura


Autoritratto Da un certo tempo io prediligo i pittori contrariati dal destino, che non vendono i loro quadri a metri quadrati, che il grande pubblico ignora e che le gallerie d'arte non osano il rischio di sostenerli nel giro turbinoso degli affari: tramite l'arte. Dopo aver trattato su altro giornale di Juti Ravenna, pittore solitario tratto qui del pittore Silvio Bottegai. Egli pure è un artista solitario, vive solo nell' immensa compagnia della natura. Non ha la fortuna di certe schiere che per la loro giovinezza sùbito che presentano le loro opere combinate con scaltrezza su riverberi dei maggiori artisti contemporanei o su quelli dei grandi del passato, vengono acquistati e divulgati con affermazioni, che più che incoraggiare uccidono le loro promesse.
Da oltre venti anni egli, lavora e non è mai riuscito nell'esporre oltre i confini della sua provincia. Conosce tutte le tendenze, moderne italiane e straniere, ma non ha mai voluto crederci e subirne l'influenza, sapendo come onesto e utile principio per l'artista sia credere solo in se stesso: nel proprio evolversi entro alla matrice del mondo. Incominciò con piccoli quadri, piccoli anche per ragioni di denaro, dove egli riversava la sua vibrante malinconia su viottoli pantanosi di campagna, tra aride e lucenti siepi d' inverno, e panorami della campagna veneta con cieli lontani sui monti sentiti come continenti di sogno, dove egli sa di non potere mai arrivare in viaggio, e binari di scali merci con vagoni fermi come in una sosta eterna e baracconi di fiera e carrozzoni di zingari, tutto un mondo ricercato con guida della sua umiltà e della sua certezza di fare per tutta la sua vita parte con gli elementi più secondari, più abbandonati, più dimenticati. In questo suo primo periodo egli fa pensare per la tenacia delle pennellate, a certi pastori che soli sull'alto di un colle sorvegliano il gregge e intanto a colpi di roncola intagliano il proprio bastone ricavandone nel manico o una testa di pecora o una serpe. Sono minute, calcolate misurate pennellate che si compongono nella breve dimensione in un racchiuso frammento di vita accordata alla sua anima malinconica. Malinconica la sua anima trova, come quella del grande desolato filosofo, suoi momenti di lieta danza nel suono del flauto. Qui egli si fa in un bosco di fantasia fauno abbandonato dalle ninfe e con la sua zampogna invoca alla terra un sollievo nella sua solitudine. E la musica lo rapisce nella sua sola gioia. Trova in questi esercizi musicali la sua danza, ma non ardisce puntarne il senso nella sua forma di espressione che è la pittura. Ne è seguito un altro periodo con colori più liquidi, e pennellate più distese, ma timoroso di essersi troppo concesso di libertà, nel suo cauto procedere, si tenne tra tenui grigi e pallidi verdi.
E' di questo periodo il quadro Primavera, dove un asinello segna con la sua ombra al primo sole il verde rinascente di un prato, e l'asinello stesso è come l'ombra di un altro, lontano si rivelano alcune bianche case e i monti sono come terre dalle acque tra l'asinello e la lontananza vi è l'accordo di un campo giallo di ravizzone con quello smeraldino del frumento ma segreto della primavera è tutto scoperto con un semplice soffio nell’ombra dell'asinello e nella timidezza dei colori e delle forme a farsi riconoscere al tenue sole. Recentemente egli ha preso a dipingere all'acquarello e su dimensioni maggiori. Come coloro che hanno trattenuto i propri istinti e che si trovano nel corso della via a manifestare una sempre rifiorente giovinezza. 0 come certi alberi centenari che non hanno mai sorprendenti impeti di foglie o di frutta.
Egli dopo venti anni di costante e minuta corrispondenza con la pittura ha ora improvviso questo nuovo virgulto scaturito dalla base del suo arido tronco tutto vibrante di illuminate foglie. Paesaggi, ritratti e fiori, con quella disinvoltura che si doveva prevedere dopo tanto esercizio di parsimonia sono gli argomenti dei suoi acquerelli quello abbandonarsi del suo spirito nel suono del flauto egli ha saputo trasfonderlo in questo nuovo genere di pittura. Qui il pennello danza lieto e quasi coraggioso come se ninfe fossero riapparse ai suoi occhi panici. Non sono che abbandoni di forma la sua malinconia sorregge sempre il quadro al centro, sia esso un ritratto o un roseo mazzo di fiori che gli appartengono solo nel breve tempo che li ritrae, perché non sono del giardino ne gli sono stati regalati ma solo li ha avuti in prestito dal fioraio, non potendo comperarseli.


GIOVANNI COMISSO



Piazza del Monte

SILVIO BOTTEGAL è venuto alla pittura dalla poesia. Egli sente la natura come espressione di poesia, e tenta in ogni sua opera di fermare questo suo modo di sentire. Che è poi un modo di intendere e di amare. Nella terra, negli aspetti dei campi arati, coltivati, o verdi di messi, egli avverte un ritmo, una cadenza armoniosa che lo seduce come poesia prima ancora di incantarlo come armonia di colore. Bottegal aderisce a questo mondo poetico, vi affonda e si dimentica. Tutto preso da quella cadenza e da quei ritmi, si abbandona a dipingere per far durare nel tempo la commozione che gli è venuta dalla contemplazione della natura. Egli si è provato anche a tradurla in versi:

Ascesa, ondeggiato dorso
Odore di sereno e cespugli
M' è riposata fatica salire
Toni di vele, case
Chiare nida dei campi
Porgono tra l'ondante aria nuova
Lavoro al desioso mosaico
Tremuli odoran tepori di luce
Tra sole timide case sparse
Sentieri invitano accordi
All'ampio forte color di fatica.
Disteso vario silenzio,
Pianura sale all' orizzonte.



In questi versi sono già espressi i temi e il carattere dei suoi quadri, come soggetto e come forma. Bottegal sente veramente l' odore del sereno e della luce, e come, nel verso traduce il silenzio disteso sulla pianura, così nel quadro ferma il tepore o la morbidezza dell' aria. In certi suoi paesaggi si sente, immediata, l'ora del giorno il calore della terra, l'umidità o la freschezza dell' aria. Certi alberi nudi di una strada di campagna, sono fermi nell'aria rigida dell’inverno, Altri sono già intiepiditi, come il fango per terra, dal solicello di febbraio. La neve è cruda in un quadro, in un altro sente il tepore dell'aria ed è più pesante e molle. Soffusi vapori si alzano dalla terra a velare la lontana Porta di San Tomaso, ed è proprio l'aria dolce e umida di Treviso all'alba. Il sole arroventa i binari e i carri ferroviari dello scalo merci, e si sente che quei sassi, fra le traversine, scottano a toccarli. L' erba di quel prato è bagnata, dopo il temporale, non per abile luccicare di pennellate, ma per sua propria natura. Così l'aria è ancora umida e dalla strada grigia si alza buon odore di polvere bagnata. Noi sentiamo nitidamente tutto questo nei paesaggi di Bottegal. Forse, più che pittura, sarà letteratura. Certamente poesia. In ogni caso si tratta di una emozione che ha trovato un mezzo di espressione: pittura attenta, calcolata ad esprimere tale emozione. E vi riesce quasi sempre.
Le opere qui riunite non costituiscono una mostra omogenea. Comprendono un periodo di produzione di uno quindicina d'anni, e vi si riscontrano diversi influssi. Ma sia nella ingenua spontaneità dei primi lavori, come nella tormentata e a volte sforzata ricerca di una modernità di espressione nei più recenti, sempre si ritrova il motivo fondamentale dell'opera di questo pittore, cioè la ragione poetica che sta all'origine d'ogni suo lavoro. Timido e tenace, sensibilissimo, egli ama la sua terra, la dolce campagna veneta, i canali, le case, ogni aspetto intimo e caro della nostra città. La sua pittura mostra che egli vuol bene a tutte le cose buone e modeste. In questo suo mondo di sommessa umiltà egli riunisce talvolta poveri oggetti per illuminarli di una luce affettuosa. Se nei paesaggi si sente l'origine poetica dell’emozione, nelle pitture di gruppi d'oggetti si avverte piuttosto nel rapporto dei volumi e dei toni un'origine di ordine musicale.
La pittura di Bottegal vive fra un'armonia di ordine poetico e una di ordine musicale.
Essa è la limpida testimonianza di un originale temperamento d'artista; degna sempre di essere considerata, per la sua sincerità, per la sua immediatezza, per la sua fondamentale ingenuità, come una commovente dimostrazione di onestà artistica. Espressione di una sensibilità delicata, ma viva e vigilante, di un animo naturalmente disposto a trovare un sentimento poetico in ogni aspetto della natura.


GIUSEPPE MAZZOTTI





Mostra 2015
Catalogo della mostra